Top Bianconero, Spinosa si prende 6° tappa e “maglia rosa”

Il centrocampista regala i tre punti alla Massese e passa in testa alla classifica generale

Top Bianconero, Spinosa si prende 6° tappa e `maglia rosa`

Massa – Migliore in campo in assoluto contro il Montecatini. E’ l’uomo in più dei bianconeri, sempre pericoloso con i suoi inserimenti da dietro tanto che, nonostante sia un centrocampista, è il giocatore che arriva più volte al tiro. Nel primo tempo è il portiere pistoiese Cappellini che gli nega la gioia in almeno due occasioni. Poi a 10′ dal termine, fa un gran gol, stoppando palla in area e beffando il numero 1 avversario con un delizioso tocco di esterno destro. Come tutti hanno capito, il giocatore in questione è Marco Spinosa che, dopo questa splendida prestazione, è stato votato all’unanimità come migliore in campo e si prende i meritati 30 punti che lo mandano in testa alla classifica generale del concorso Top Bianconero Focacceria 54100.

Oltre a lui, vanno a punti Benedetti (12), Taddeucci (4), Del Nero (3), Fenati (3) e Zambarda (2).

Di seguito la Classifica Generale, dopo sei giornate del Concorso:

Spinosa 70
Benedetti 63
Zambarda 45

Raimo 36
Remorini 30
Del Nero 25
Feola 23
Fenati 7
Barsottini 6
Taddeucci 5
Amico 3
Mosti 1

Ricordiamo che il concorso, chiamato Top Focacceria 54100 e sponsorizzato dalla Focacceria Food Dink e Music, si sviluppa soltanto nelle partite casalinghe e vede i 6 “giudici sportivi” (Nazione, Tirreno, Calcio Massa Carrara, Radio Bruno, Gazzetta di Massa Carrara) votare, al termine della gara, i tre migliori atleti bianconeri della giornata, con punteggi che vanno da 5 punti, al migliore, scendendo poi a 3 punti al secondo e 1 punto al terzo. Il vincitore di giornata sarà quello che avrà ottenuto la somma più alta di punti e sarà premiato con una Cena per due, offerta dalla sopra citata Focacceria.

Beppe Bonetto, il procuratore gentiluomo che aveva costruito il Toro dell’ultimo scudetto

Si è spento nella notte, a 83 anni, il general manager che Pianelli aveva voluto al suo fianco. Da tempo era diventato uno dei più stimati agenti del calcio italiano

A 83 anni ci ha salutato un altro protagonista del Torino dell’ultimo scudetto. Da ieri notte Beppe Bonetto, il direttore sportivo (o general manager, come si diceva allora) che costruì la squadra che Gigi Radice pilotò alla vittoria del campionato nel maggio del 1976, ha raggiunto in cielo Orfeo Pianelli.

Era stato proprio il presidente granata a volerlo in società nella prima metà degli anni Sessanta, avendolo conosciuto e apprezzato come giovane dirigente nel settore amministrativo della Lega Calcio, cui Bonetto era approdato poco dopo la laurea. Il Commedator Pianelli aveva intuito che questo signore dai modi garbati, colto e preparato, oltre che grande tifoso granata, poteva essere il dirigente giusto in grado di scovare giovani talenti senza per questo derogare al rigore dei conti e al mantenimento di un bilancio in ordine.

Dopo la conquista di due Coppe Italia, qualche bel piazzamento e il secondo posto del 1972, nell’estate del ’75 Bonetto ricevette da Pianelli il compito di provare ad allestire una squadra che in un paio d’anni potesse finalmente cornare il sogno di riportare lo scudetto sulle maglie granata. Con un portafoglio a disposizione finalmente più pingue, Bonetto prima identificò nel giovane Gigi Radice il tecnico cui affidare la guida della squadra, che già aveva in rosa elementi di valore, ad iniziare dal portiere Castellini per arrivare ai “gemelli del gol” Pulici e Graziani.

“Radice mi aveva chiesto un regista, un uomo d’ordine per il centrocampo”, aveva raccontato a chi scrive Beppe Bonetto. “Io avevo pensato al fiorentino Merlo, ma poi seppi da Fabbri (ex allenatore della nazionale e del Toro, ndr) che al Bologna il giovane Pecci aveva puntato i piedi e voleva andare via. Facemmo uno sforzo importante per l’epoca, ma portammo a casa il giocatore che ci serviva”. Nacque così il Toro dello scudetto che, riforzato dall’acquisto di Danova per la difesa, l’anno seguente disputò la Coppa dei Campioni e sfiorò il bis in campionato, issandosi fino alla stratosferica quota 50 punti.

Poi iniziò il declino economico di Pianelli, che andò di pari passo con quello tecnico della squadra. Quando nel 1982 ci fu il passaggio di consegne con Sergio Rossi alla presidenza, lascò anche Bonetto, affascinato dall’idea di provare a costruire un Napoli da scudetto. Ma il feeling con il patron Ferlaino non sbocciò e dopo un solo anno il dottor Bonetto lasciò per creare una nuova figura nel calcio italiano, quella di procuratore (o agente, come si dice oggi).

Pur passando dall’altra parte della barricata, Bonetto divenne un uomo sempre apprezzato da tutti, che non faceva le moine per far rinnovare al rialzo i contratti dei suoi giocatori ogni anno, che non giocava su più tavoli, che era abituato a mantenere la parola data. “Non sono un santo, ma cerco sempre di comportarmi in una certa maniera”, aveva raccontato anche in tempi recenti. “Con questo modo di lavorare ho cercato di inserire nell’ambiente anche mio figlio Marcello”. Quello che, assieme al nipote Federico, da anni gestisce la Ifa, che ha sede in una elegante palazzina di corso Gabetti.

Quando andavi a trovarlo in ufficio, notavi subito che aveva inquadrato le maglie dei giocatori cui era più legato. In primis Paolo Maldini: “Non si può avere tutto dalla vita, chi fa questa professione non può sempre scegliere e talvolta deve puntare anche sulla quantà. Ma io, se posso, preferisco la qualità. Anche dell’uomo. Ecco perché a Paolo sono legato ancora adesso, che pure ha smesso di giocare da anni”. E poi potevi vedere anche le maglie di Zambrotta, Jorgensen, Peruzzi e Gilardino, tra i più noti. Tra i giocatori del Toro di oggi assistiteva il giovane Barreca.

Ora toccherà al figlio Marcello proseguirne l’opera, con la stessa signorilità e classe che contraddistingueva il padre. Che non ha mai lavorato sotto banco per portare via un calciatore ad un altro agente, che non è mai salito sulle barricate per chiedere un adeguamento di contratto dei suoi assistiti. In un mondo del calcio inflazionato e spesso condizionato da procuratori senza scrupoli, è un merito che gli va riconosciuto. Giovedì mattina ci saranno i funerali, l’occasione per amici, parenti e mondo del calcio di dargli l’ultimo saluto. Buon viaggio Dottore.

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Juventus, Higuain salta il Napoli: operato alla mano

L’attaccante non ci sarà per la sfida del San Paolo a causa di una frattura al metacarpo della mano sinistra. Trittico di partite fondamentali attende i bianconeri in 9 giorni: prima il match point per lo scudetto contro gli azzurri, poi la delicata sfida di Champions con l’Olympiacos e infine, il derby d’Italia con l’Inter. Allegri intanto, fa le prove di modulo: probabile difesa a 4 contro Sarri. Buffon e la Nazionale: “Sono un soldato, non diserto”

Juventus, Higuain salta il Napoli: operato alla mano

TORINO – La notizia, covata nella notte dopo le parole di Allegri, è deflagrata all’ora di pranzo. Gonzalo Higuain, l’attesissimo ex, non prenderà parte allo scontro diretto tra la Juventus e il Napoli.

Il ‘Pipita’, rimasto in panchina con la mano fasciata durante Juventus-Crotone, è stato operato a causa di una frattura al metacarpo della mano sinistra. Gli esami a cui si è sottoposto in mattinata, preannunciati da Allegri in conferenza stampa, hanno evidenziato il problema alla mano sinistra: Higuain salterà la sfida con il Napoli, la trasferta di Atene con l’Olympiacos e l’altro big match che vedrà coinvolti i bianconeri all’Allianz Stadium contro l’Inter. Gonzalo Higuain “è stato sottoposto a intervento chirurgico di riduzione e sintesi della frattura al terzo raggio metacarpale della mano sinistra ad opera del dottor L. Pegoli e del professor R.Rossi, dello staff chirurgico del J Medical, alla presenza del dottor Claudio Rigo presso la clinica Sede Sapientiae di Torino. L’intervento – si legge in una nota – durato circa 45 minuti è perfettamente riuscito e nei prossimi giorni verrà definito il suo rientro in squadra”.

Una notizia pessima per Massimiliano Allegri e per la Juventus a quattro giorni dall’appuntamento che vale mezza stagione. Un’attesa durata 14 partite, l’evento più atteso dal giorno del sorteggio dei calendari è a un passo. Napoli-Juventus irrompe sul campionato: un distillato di calcio, l’essenza di una rivalità sportiva che quest’anno, convinzione comune, assegnerà lo scudetto, avversarie permettendo.

Venerdì sera curiosi e tifosi si accomoderanno davanti alla tv, al San Paolo i più fortunati, per gustarsi la partita più attesa, un turbine di emozioni che cambia le abitudini e stravolge i palinsesti. Non è un caso che Sky renderà disponibile On Demand fin dalla mattina di venerdì il quinto e sesto episodio della serie cult Gomorra, in onda la sera in contemporanea con Napoli-Juventus.

VINCERE MA NON CONVINCERE – Entrambe le squadre arrivano al big match della prima metà di stagione reduci da una vittoria: un rigore di Jorginhoha abbattuto la resistenza della nuova Udinese di Massimo Oddo, mentre la Juve di Allegri ha faticato 52′ prima di sbloccare la partita contro il Crotonecon un gol di Mario Mandzukic per poi dilagare fino al 3-0 finale. Contano i tre punti, ci mancherebbe, ma entrambe le squadre hanno abituato a prestazioni decisamente più scintillanti: immaginiamo il sospiro di sollievo di entrambe al fischio finale. Pensare alla sfida di venerdì prima di aver sbrigato le pratiche Crotone e Udinese sarebbe potuto costare caro: il 90′ ha rotto gli argini facendo straripare i pensieri accumulati da almeno due settimane nella testa di Sarri e Allegri. Il tempo di Napoli-Juventus è giunto.

PAZIENZA PER SBLOCCARE LA PARTITA – Nonostante la prestazione non brillante, la Juventus non ha mai dato l’impressione di poter lasciare parte del bottino al Crotone. I bianconeri hanno avuto la pazienza di far affiorare il marcatissimo gap tecnico con gli uomini di Nicola. “La pazienza e l’attenzione che abbiamo avuto oggi serviranno anche per sbloccare partite più complesse”, ha twittato nella notte Allegri. La pazienza e l’attenzione messe in campo per superare il Crotone torneranno utili in questo mese di dicembre, quando gli scontri diretti e il loro peso specifico bloccheranno le gambe e la testa in campo. Magari già venerdì al San Paolo.

PROVE DI MODULO – Allegri odia i numeri e ancora di più riassumere lo schieramento della sua squadra con cifre. “L’atteggiamento conta, non il modulo” ha sempre predicato l’allenatore livornese. Ieri, in ogni caso, la difesa a tre mascherata contro il Barcellona è stata svelata in tutta la sua natura. Andrea BarzagliBenedikt Howedes al centro e Medhi Benatia sono stati i tre centrali del modulo 3-4-2-1: dopo le prove tecniche con il Barcellona ha impresso un’accelerata verso il ritorno alla difesa a tre, accantonata lo scorso gennaio e definitivamente mandata nel dimenticatoio con l’addio a Leonardo Bonucci. Howedes, all’esordio stagionale, si è districato con autorità al centro della difesa, ricoprendo il ruolo che fu proprio di Bonucci. Non uno stress test, visto l’atteggiamento ordinato del Crotone ma di sicuro non arrembante: arriveranno banchi di prova più impegnativi.
La missione possibile per la sfida del San Paolo è recuperare Giorgio Chiellini, fermatosi alla vigilia di Juventus-Barcellona e ancora indisponibile contro i calabresi: la sensazione è che il centrale ritornerà a occupare la sua zona di competenza. Resta da capire con quale modulo: una difesa a tre, sconsigliabile al cospetto del tridente di Sarri, o una a quattro magari con Barzagli terzino “bloccato”.

CRISI ALEX SANDRO – Cercasi Alex Sandro disperatamente. L’involuzione dell’esterno brasiliano lascia sconcertati. Quest’estate l’ex Porto è stato al centro di intrighi di mercato, con la corte del Chelsea di Antonio Conte che ha fatto girare la testa al calciatore, ma non alla Juventus. “Alex Sandro vuole rimanere con noi” dichiarò senza indugio Beppe Marotta, prospettando anche un rinnovo di contratto a cifre da uomo franchigia per il laterale. Dopo tre mesi i dubbi si susseguono rapidi: i fischi di ieri dell’Allianz Stadium sono arrivati dopo un primo tempo disastroso, con errori nei cross, negli appoggi, negli inserimenti. Difficile pensare che questo Alex Sandro sia lo stesso a cui i bianconeri erano intenzionati a prolungare il contratto: “Deve recuperare la condizione” lo ha difeso Allegri svariate volte. La sensazione è che il problema non sia tanto di fisico, quanto di testa.

BUFFON: “LA NAZIONALE? SONO UN SOLDATO, NON DISERTO” –Intanto Gianluigi Buffon non chiude definitivamente le porte alla Nazionale. Lo ha rivelato a margine del Gran Galà del Calcio in corso di svolgimento a Milano. “Mi sono preso un po’ di pausa dalla Nazionale, ho una certa età. Sono sempre stato un soldato arruolato per Nazionale e Juve, quindi non posso disertare – ha spiegato-. Anche a 60 anni, se ci fosse una moria di portieri, risponderò presente perchè concepisco così l’idea di nazione. Ma chi verrà scelto, dovrà avere le idee chiare per fare il meglio”. A chi gli chiedeva se volesse dare l’addio alla Nazionale con un amichevole, Buffon ha detto: “Penso che manchino ancora un paio di partite per finire il biennio che termina a giugno, vediamo”.

CROCEVIA CHAMPIONS – Non solo il Napoli ad occupare i pensieri della Juventus: la sfida del San Paolo di venerdì sarà il primo appuntamento di un dicembre da brividi. Quattro giorni dopo il test scudetto con i partenopei, i bianconeri andranno a giocarsi il passaggio del turno in Champions League: il vantaggio accumulato sullo Sporting Lisbona consente di essere padroni del proprio destino. Basterà una vittoria sul campo del Pireo di Atene con l’Olympiacos per mettere in cassaforte il passaggio del turno e l’accesso agli ottavi di finale, primo obiettivo fissato nella programmazione stagionale. Potrebbe anche non essere necessaria la vittoria, visto che i portoghesi saranno impegnati al Camp Nou di Barcellona con l’obbligo di vincere per continuare a sperare nella clamorosa rimonta. Le maglie biancorosse dell’Olympiacos, però, riportano alla mente ricordi nefasti: ecco perché l’ultimo turno di Champions League si è trasformato da possibile gita senza obiettivi agonistici in partita da non sottovalutare. A quattro giorni da Juventus-Inter, terza sfida da non fallire nel giro di otto giorni.

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Calcio: Milan esonera Montella, squadra a ‘ringhio’ Gattuso

Il Milan ha ufficialmente esonerato Vincenzo Montella affidando la panchina a Rino Gattuso. Anche il Sassuolo esonera il tecnico Bucchi

L’annuncio del Milan è arrivato viaTwitter con questo messaggio: “#ACMilan comunica l’esonero [email protected] dall’incarico di allenatore della Prima Squadra. La conduzione tecnica è affidata a Gennaro Gattuso, che lascia il suo incarico di allenatore della Primavera, e al quale rivolgiamo i più calorosi auguri di buon lavoro”.

L’esonero arriva dopo 14 giornate di campionato, con il Milan al settimo posto, incapace di segnare nelle quattro partite difila in casa, dove non vince dal 20 settembre (2-0 con la Spal).In Europa League la squadra si è qualificata ai sedicesimi conun turno di anticipo. Gattuso lascia invece la Primavera rossonera al terzo posto.

Da giocatore, con quella maglia, ha vinto tutto, ora ci riprova da allenatore. Originario di Corigliano Calabro, classe ’78, Gennaro Gattuso ha legato quasi tutta la sua carriera da centrocampista ai colori rossoneri prima del ritiro al Sion dove muove poi i primi passi da tecnico. Arrivato in Svizzera nell’estate 2012, pochi mesi dopo si trova a vestire i panni di allenatore-giocatore ma è solo una breve parentesi tanto che a giugno 2013 lascia la Svizzera e il calcio giocato. Per la sua prima vera esperienza sceglie Palermo e la serie B ma è un cammino che dura appena sei giornate, con un bilancio di due vittorie, un pari e tre sconfitte. Riparte nell’estate 2014 dalla panchina dell’Ofi Creta in Grecia ma anche qui non porta a termine il campionato, stavolta per scelta sua. Fermo per un anno e mezzo, Gattuso si rimette in gioco a Pisa dove centra subito la promozione in serie B ma non evita la stagione successiva, in mezzo a mille difficoltà e problemi con la società, la retrocessione in Lega Pro. Nel maggio scorso il ritorno al Milan ma per guidare la Primavera con cui raccoglie sei vittorie, un pari e tre sconfitte prima della grande chiamata al timone della prima squadra.

Montella: ‘allenare Milan è stato onore, auguri a Rino’ 
“Allenare il Milan è stato un onore, lavorare con questo gruppo ancor di più. Ringrazio itifosi per il loro sostegno, Fassone e Mirabelli perl’opportunità e il mio staff che mi ha supportato in ogni momento. Auguro a Rino di riportare il Milan dove merita”. Con questo messaggio su Twitter Vincenzo Montella ha salutato il mondo rossonero nel giorno del proprio esonero, riservando un augurio al suo successore, Rino Gattuso.

Sassuolo esonera tecnico Bucchi 
Con una nota sul proprio sito internet, il Sassuolo comunica “di aver sollevato mister Cristian Bucchi dall’incarico di allenatore della prima squadra. A mister Bucchi vanno i più sentiti ringraziamenti per la professionalità e la passione dimostrate in questi mesi a Sassuolo”.

Nel ringraziare Bucchi la società non ha ancora annunciato il nuovo allenatore che sarà comunque Giuseppe Iachini, contattato ieri dal Sassuolo. Fatale a Bucchi la sconfitta in casa di sabato scorso nello scontro diretto con il Verona. Iachini sarà annunciato nelle prossime ore e nel pomeriggio dovrebbe guidare il primo allenamento al Ricci di Sassuolo. Debutto previsto mercoledì in casa contro il Bari nel turno di Coppa Italia.

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Verona-Bologna 2-3, decide la sfida l’ex Donsah. Gol e highlights

Nel posticipo del Bentegodi la squadra di Pecchia va due volte in vantaggio con Cerci e Caceres ma viene raggiunta prima da Destro e poi da Okwonkwo. Donsah (ex di turno) decide il match e regala tre punti preziosi alla squadra di Donadoni

RIVIVI LE EMOZIONI DI VERONA BOLOGNA

LE PAGELLE

VERONA-BOLOGNA 2-3

12′ Cerci (V), 22′ Destro (B), 32′ Caceres (V), 74′ Okwonkwo (B), 76′ Donsah (B)

La vittoria ad ogni costo da una parte, il tentativo di proseguire l’inseguimento a un posto in Europa dall’altra. Verona e Bologna si giocavano molto nel posticipo del lunedì. La squadra di Peccha esce con le ossa rotte e con il morale sotto i tacchi dal Bentegodi: per aver giocato una buonissima gara per 70′, per essere stata sempre in vantaggio salvo poi farsi riprendere e superare dal Bologna in 2′. Brutto colpo per l’Hellas che fallisce l’aggancio in classifica al Genoa. Può sorridere il Bologna che raggiunge a quota 17 la Fiorentina e il Chievo e si porta a sole due lunghezze dal Milan.

Cerci e Caceres illudono l’Hellas

Le scelte di Pecchia ricadono sul tridente più esperto composto da Pazzini e Cerci con Verde in aggiunta. In campo sull’out di sinistra Fares. Per il Bologna, Donadoni si affida alla voglia di riscatto di Destro e alla qualità di Verdi. La gara è equilibrata e giocata a ritmi molto elevati. I padroni di casa sono quelli che provano maggiormente a spingere e, sovente, lo fanno con gli esterni. Dopo 12′ è un’incursione di Fares a propiziare il gol del vantaggio. L’esterno dell’Hellas riesce a tenere in campo un pallone complicato crossando di prima intenzione: chirurgico il colpo di testa di Cerci che batte Mirante. L’attaccante del Verona non segnava in Serie A da marzo 2016 (Genoa-Torino 3-2); da allora 11 presenze nel campionato italiano senza reti. Subito il gol, il Bologna si scuote e fa valere le doti tecniche e la velocità dei suoi attaccanti. E’ Palacio a confezionare l’assist per Destro che incrocia e fa 1-1. La punta rossoblù torna in gol dopo 10 partite senza reti. Nonostante il pareggio bolognese, la squadra di Pecchia riparte a testa bassa: la trama è sempre la stessa, si trovano spazi soprattutto sulla sinistra e ancora da questa corsia nasce la rete di Caceres che colpisce di testa, Mirante respinge, Caceres interviene ancora di piede e chiude il primo tempo con il vantaggio gialloblu.

Donsah, Verona punito dall’ex

Nella ripresa ci si aspetta la reazione rabbiosa del Bologna. La squadra di Donadoni appare stranamente compassata e allora l’allenatore corre ai ripari. Dentro Okwonkwo per Destro. La mossa più indovinata possibile. Dopo un pericolo corso su una punizione calciata da Cerci è il nigeriano a riequilibrare il match al 74′. Momenti di blackout per la squadra di Pecchia che in due minuti subisce anche il gol del 3-2: Donsah beffa Nicolas dalla distanza. Nel finale di gara Okwonkwo è costretto a uscire dopo aver inciso in maniera determinante nella gara. Il Verona prova a impostare un arrembaggio finale ma il Bologna si difende con ordine. Vince la squadra di Donadoni che, come detto, raggiunge Fiorentina e Chievo. Per il Verona occasione ghiottissima sprecata per accumulare punti preziosi in chiave salvezza.

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