Avellino, i tifosi potranno progettare la nuova maglia 2018-2019

concorso maglia Avellino 2018-2019

Concorso maglia Avellino 2018-2019. Siamo vicini al giro di boa di questa stagione e i club sono al lavoro con i rispettivi sponsor tecnici per progettare le divise per la prossima annata. L’Avellino ha però deciso di organizzare un’iniziativa davvero particolare: per la prima volta nella storia del club saranno i tifosi biancoverdi ad avere la possibilità di scegliere la nuova maglia 2018/2019.

Come fare? Semplice: chi vorrà mettere alla prova la propria creatività potrà inviare il progetto grafico in formato .jpg o .pdf all’indirizzo mail [email protected] entro il prossimo martedì 2 gennaio, senza dimenticare di lasciare i dati e un contatto telefonico.

Sarà poi la società a valutare tutti i disegni delle 3 maglie gara (la prima sarà verde, la seconda bianca e la terza di un colore a piacere) ricevuti. Il giudizio sarà effettuato tenendo presenti alcuni parametri tecnici (obblighi relativi a colori e a spazi, misure imposte dalla Lega). Se sarà necessario, saranno indicate le eventuali modifiche da apportare prima di inserire ilprogetto in gara, che inizierà il 4 gennaio e terminerà mercoledì 10 gennaio 2018.

Sarà successivamente possibile votare sia sul sito internet usavellino.club, sia sul profilo Facebook ufficia club. La persona che avrà realizzato il progetto vincente potrà inoltre ricevere una sorpresa particolare tutta da scoprire.

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Crotone-Napoli 0-1: decide Hamsik, azzurri campioni d’inverno

Crotone-Napoli 0-1: decide Hamsik, azzurri campioni d'inverno

Il capitano, a segno per la terza partita consecutiva, consente alla squadra di Sarri di chiudere in testa il girone d’andata. Nell’anno solare 2017 i partenopei sono l’unica formazione imbattuta in gare esterne di campionato in tutta Europa

CROTONE – Marek Hamsik regala al Napoli il titolo di campione d’inverno. Gli azzurri passano 1-0 a Crotone e si assicurano la certezza del primato in classifica al giro di boa del campionato. I tre tenori restano a secco (a Mertens e Callejon il gol manca dal 29 ottobre contro il Sassuolo) e allora ci pensa il capitano, a segno per la terza partita consecutiva, a decidere la sfida. Dopo un primo tempo totalmente in controllo, i partenopei rischiano qualcosa nella ripresa, ma la reazione d’orgoglio non basta al Crotone per conquistare un punto che sarebbe stato d’oro per classifica e morale.

SARRI CON I TITOLARISSIMI – Sarri punta deciso sui titolarissimi, senza alcuna sorpresa di formazione. Vista la squalifica di Mario Rui, come nelle attese, è Hysaj a spostarsi a sinistra, con Maggio sulla corsia opposta. Zenga invece si affida a Simic per sostituire al centro della difesa Ajeti, fermato per un turno dal giudice sportivo. Nel ruolo di terzino destro Faraoni vince il ballottaggio con Sampirisi.

HAMSIK ANCORA A SEGNO – Il Napoli controlla il ritmo fin dalle battute iniziali. La squadra di Sarri fa girare palla con pazienza e cerca di dare ampiezza alla propria manovra sugli esterni, sfruttando soprattutto la fascia sinistra dove Hysaj gode di molto spazio. Nei primi quindici minuti le occasioni latitano, ma non appena gli azzurri alzano il ritmo trovano l’affondo vincente. Hamsik triangola con uno straripante Allan e infila la porta avversaria con un diagonale mancino imprendibile per Cordaz. Per gli amanti della cabala il numero 17 segna al 17′ la sua 117esima rete con la maglia del Napoli nell’ultima gara del 2017.

REAZIONE CROTONE – I partenopei gestiscono il vantaggio senza alcun affanno fino all’intervallo, nascondendo la palla ai pitagorici e sfiorando il raddoppio al 35′ con Insigne che – liberato dal sontuoso velo di Callejon – impegna Cordaz alla deviazione volante in angolo. In avvio di ripresa gli ospiti appaiono fin troppo rilassati e il Crotone prende coraggio. Stoian scarica un bolide dalla distanza che finisce di poco sul fondo, mentre Trotta approfitta di un errato disimpegno di Reina per cercare di beffarlo con il pallonetto: lo spagnolo recupera la posizione e respinge a mano aperta.

PORTIERI PROTAGONISTI – Il doppio pericolo scuote il Napoli che con un lampo di Insigne sfiora il 2-0. L’esterno confeziona la sua classica giocata, il destro a giro da fuori area si stampa sulla traversa, poi Cordaz respinge in angolo la conclusione di Callejon. La sfida sembra tornare sotto il pieno controllo degli azzurri, ma i rossoblu mettono ancora i brividi a Reina, bravo a disinnescare in angolo la conclusione potente e angolata del neo entrato Crociata. I portieri si confermano protagonisti e sull’altro lato del campo Cordaz salva i suoi con un doppio intervento, prima su Diawara e poi con il piede sul tap-in di Callejon. Nel finale i calabresi protestano per un contatto in area tra Maggio e Ceccherini, ma la decisione di Mariani di lasciar correre sembra corretta.

NAPOLI IMBATTUTO IN TRASFERTA NEL 2017 – Con la vittoria di Crotone il Napoli, unica squadra imbattuta nell’anno solare 2017 in gare esterne di campionato in tutta Europa, conquista il platonico titolo d’inverno. Non è la prima volta, visto che la compagine di Sarri c’era già riuscita nel 2015. All’ombra del Vesuvio si augurano che questa volta l’epilogo possa essere diverso e che il primato resista fino al termine della stagione, sperando magari in qualche regalo di mercato da parte del presidente De Laurentiis.

CROTONE-NAPOLI 0-1 (0-1)
CROTONE (4-3-3): Cordaz; Faraoni (36’st Aristoteles), Simic (1’st Sampirisi), Ceccherini, Martella; Rohden, Barberis (28’st Crociata), Mandragora; Trotta, Budimir, Stoian. In panchina: Festa, Viscovo, Kragl, Suljic, Pavlovic, Cuomo, Tonev, Borello, Simy. Allenatore: Zenga.
NAPOLI (4-3-3): Reina; Maggio, Koulibaly, Albiol, Hysaj; Allan, Jorginho (32’st Diawara), Hamsik; Callejon, Mertens (44’st Rog), Insigne (22’st Zielinski). In panchina: Rafael, Sepe, Scarf, Giaccherini, Leandrinho, Maksimovic, Chiriches, Ounas. Allenatore: Sarri.
ARBITRO: Mariani di Aprilia.
RETI: 17’pt Hamsik.
NOTE: serata fredda, terreno in discrete condizioni. Ammoniti: Jorginho, Ceccherini, Albiol. Angoli: 14-2 per il Napoli. Recupero: 0′; 4′.

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Il record del Loco Abreu, Che Guevara del pallone: 26 maglie diverse, il 13 sulle spalle e la follia sui piedi

Chissà se Sebastian Abreu ricorda il giorno in cui indossò la maglia del Defensor Sporting, la prima della sua carriera. Era il 1994, giocava a Montevideo, 121 chilometri da Minas, la città in cui è nato nell’ottobre del ’76. Ancora non sapeva che, dopo quella camiseta viola, ne avrebbe indossate altre 25. Come lui nessuno mai. Già, perché El Loco, come viene universalmente conosciuto Abreu, ha da poco annunciato l’accordo con i cileni dell’Audax Italiano, squadra numero 26 della sua carriera. Un record assoluto, con tanti saluti al primato condiviso con Lutz Pfannenstiel, ex portiere tedesco. Uno capace di giocare in tutte le sei confederazioni FIFA ma “solo” in 25 club. Lutz si è ritirato sei anni fa e oggi, a 44 anni, fa l’osservatore dell’Hoffenheim. A meno che non decida di rimettersi i guanti, può solo alzare le spalle e applaudire la nuova avventura dell’uomo con la valigia.

E pensare che Sebastian, da ragazzo, neanche voleva giocare a calcio. Dall’alto del suo metro e novanta, sognava una carriera nella pallacanestro, la sua passione originale. Tutt’altro che un’utopia, visto che era stato convocato nella nazionale uruguaiana under 16. Ma i soprannomi hanno sempre un senso. Una folle fuga notturna dal ritiro indusse l’allenatore a metterlo fuori squadra. Sebastian, che se la cavava bene anche con i piedi, decise che era il momento di abbandonare la canottiera e indossare i parastinchi. Un anno dopo era nazionale under 17. Di calcio, ovviamente. Storie da Sudamerica, la terra che Abreu ha attraversato quasi interamente. Là, a parte Colombia, Venezuela e Perù, ha giocato ovunque. Una sorta di Che Guevara dell’area di rigore, senza motocicletta ma con la stessa aria da guerriero. Un’icona, per il suo modo unico di stare al mondo e in campo. Loco, ma soprattutto eterno Peter Pan. Ancora oggi gli capita di precipitarsi sui calci piazzati urlando “llègò el tsunami del area!”. Totalmente incapace di prendersi troppo sul serio, sia in una partitella con i 4 figli, sia in un quarto di finale di Coppa del Mondo. Il suo cucchiaio all’ultimo rigore contro il Ghana spedì l’Uruguay in semifinale nel mondiale sudafricano. Follia e incoscienza, pregi e limiti costanti di una carriera passata a sedurre e abbandonare le sue tifoserie.

Colpi di tacco e di testa, giocate cristalline e risse con gli avversari, senza mai avere addosso l’etichetta del mercenario. Tutti hanno sempre amato la sua capacità di fare gol –400 in carriera fra club e nazionale – e le sue stranezze. Il corpo dipinto da motivi religiosi e le scaramanzie. Perché Sebastian avrà anche cambiato 26 maglie, ma al momento di entrare in campo, ha sempre messo prima il piede sinistro, quello migliore. E sulle spalle ha indossato quasi sempre il 13. Un marchio, intaccato solo nelle fugaci apparizioni spagnole a La Coruña e Real Sociedad, uniche tappe europee insieme all’Aris Salonicco. Un calcio troppo pratico per chi è abituato a fuggire da schemi e luoghi. Comuni e geografici.

Che se la tengano l’Europa, avrà pensato Sebastian mentre faceva impazzire i tifosi del Botafogo, club che lo ha omaggiato con una seconda maglia celeste, i colori dell’Uruguay. Perché per il Loco ci si può anche dimenticare di un Maracanazo. Un amore profondo, ricambiato da 55 gol e aneddoti epici.

Uno su tutti, il doppio cucchiaio – in due rigori diversi – nel derby vinto 3-2 contro la Fluminense nel 2011. Due tiri dal dischetto identici, manifesto di irriverenza e spavalderia, a distanza di quattro minuti l’uno dall’altro. Il primo, sbagliato. Il secondo, segnato. Stessa trama, finale diverso. Cosa vuoi dire a uno così, se non abbracciarlo fra qualche settimana. Perché l’Audax Italiano e il Botafogo si troveranno davanti nella Coppa Sudamericana. Sceneggiatura perfetta e ineluttabile. Ennesimo colpo di scena di un giocatore capace di farsi amare e odiare in Israele come in Argentina, in Bolivia come in El Salvador. Anche lì ha giocato El Loco. Inseguendo un pallone e la sua felicità. Quella che credeva di aver perso per sempre nel 2002, quando uno dei suoi migliori amici morì in un incidente stradale in Messico, ai tempi del Cruz Azul. Sebastian era in macchina con lui, ma si salvò. Se lo porta sempre dentro, consapevole che la vita va vissuta fino in fondo, perché può capitare che finisca improvvisamente.

E allora, a 41 anni, c’è tempo per ricominciare ancora. Dopo aver vinto sei titoli nazionaliuna Copa America ed essere stato 6 volte capocannoniere, la prima nel 2000 a Guadalajara, l’ultima pochi mesi fa a Puerto Montt, c’è ancora spazio per un altro magnete sul frigorifero. Sopra c’è scritto Santiago del Cile, l’undicesimo paese della sua carriera. Colore verde, come la maglia dell’Audax Italiano, club fondato tanti anni fa dai nostri connazionali. Uomini che fecero la valigia inseguendo i propri sogni. Di sicuro lo apprezzerebbero, quel pazzo numero 13, bandiera di se stesso.

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Calcio, Totti torna a giocare con la maglia della Roma

Dopo il ritiro nella scorsa stagione di Francesco Totti, c’è un nuovo Totti che gioca segna e fa ben sperare i romanisti, parliamo del figlio primogenito del campione, Cristian Totti. Il ragazzino ha debuttato infatti per la prima volta in un torneo ufficiale con la maglia della Roma, Cristian ha esordito nel torneo delle premesse under 12 in scena a Tenerife. Nonostante le sconfitte contro Barcellona e Villareal, la giovane squadra romanista si è fatta comunque notare dal pubblico che in coro si è chiesto, se quel ragazzo fosse proprio il figlio della leggenda giallorossa. Cristian non ha ancora giocato con  la gloriosa maglia numero 10 indossata dal papà, ma si è accontentato comunque di un’altra maglia da vero bomber, la numero 9, tra l’altro il papà Francesco con quel numero, segnò il suo primo goal in serie A, che sia di buon auspicio per il giovane. La Roma non è riuscita a passare alle fasi successive del torneo, ma rivedere un Totti con quella maglia ha lasciato una grande emozione. Viene ora da chiedersi, quale sia il futuro di Cristian che comunque ha ancora 12 anni, nel frattempo la Roma e Roma se lo coccolano come fosse un patrimonio da salvaguardare ma senza pressioni, come in tante interviste Francesco Totti ha ribadito.

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Roma 2018/19, le anticipazioni sulla terza maglia giallorossa – FOTO

Nel mondo del calcio il marketing è sempre proiettato al futuro e in particolare le maglie da gioco sono spesso al centro di questo argomento. Il sito specializzato footyheadlines.com nel frattempo ha rivelato quelle che dovrebbero essere alcune delle caratteristiche delle divise della Roma per la prossima stagione 2018/19. La terza maglia sarà principalmente gialla e arancio (‘University Gold’) con delle inserzioni in rosso-marrone (definite ‘Mars Stone’, ‘Pietra di Marte’). La divisa, la prima di questo colore rilasciata dalla Nike, si rifà alla nuova maglia World Cup Vapor Aeroswift mentre gli stessi colori tornano associati alla Roma dopo i primi anni 2000. Tuttavia il design concreto non è ancora stato svelato e i tifosi potranno ammirare la terza maglia giallorossa ad agosto.

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